martedì 5 febbraio 2013

Manigoldi e tirapiedi



Chi ci mette un laccio al collo e chi dà una mano al boia

Piegiulio Sodano

Il panorama economico e politico mondiale (ed in particolare quello del mondo occidentale) appare, nelle prospettazioni dei mass-media, disastroso: ma una lettura più attenta delle informazioni e l'analisi dei dati reali, rilevabili da pubblicazioni specializzate, induce a ritenere eufemistica l'immagine della situazione proposta da radio, televisione e giornali, sulla base, rispettata rigorosamente, del "pensiero unico", della Finzione dei "neoliberalismo" della efficienza salvifica dei mercato: il mercato. in realtà. così come teorizzato da Adamo Smith, non esiste più.

Le grandi Banche e non i singoli privati risparmiatori (che, per operare, debbono comunque affidarsi a Istituti finanziari) decidono, in base a proprie politiche, se comprare o vendere azioni o titoli di Stato e, quindi, data l'entità di questi interventi, se far salire o scendere il loro valore e la fiducia dei "risparmiatori- nei confronti delle imprese quotate in borsa o degli stessi Stati: risparmiatori e speculatori si identificano dunque nel mercato reale.

Le agenzie di 'reting' si limitano a sostenere le decisioni dei propri soci, emanazione sempre delle stesse finanziarie con scarsa attenzione a valutazioni ed a parametri obiettivi, come è stato regolarmente verificato a posteriori: del resto. le previsoni degli economisti subiscono variazioni quotidiane ed appaiono chiaramente suggestionate da interessi di parte. I produttori di petrolio o quelli di derrate agricole e di alimentari. di fatto coordinati ed in base ad accordi preventivi, fanno affluire le quantità di merci che ritengono più vantaggiose indipendentemente dalla produzione reale; le ditte farmaceutiche o manifatturiere spesso tolgono dal commercio propri prodotti di successo per sostituirli con altri che affermano essere più efficienti e moderni ma che, generalmente, sono solo più cari di quelli obsoleti.
La legge della domanda e dell'offerta viene così manipolata facilmente dalle grandi multinazionali dominanti: tutto ciò. per tacere dell'influenza della pubblicità e della distribuzione sugli acquisti. In definitiva, la concorrenza si limita alle strategie dei pesci più grossi per divorarsi i pesci più piccoli. impadronendosi dei loro spazi vitali: sotto questo aspetto. la crisi sembra fatta apposta per favorire quelli che hanno le spalle coperte da uno Stato generoso di soldi pubblici rispetto a chi deve invece affrontare il confronto privo di sponsor adeguati; confronto che è quindi destinato a risolversi nel monopolio dei vincitore (o dei cartello dei vincitori), a conclusione di una fase di cannibalismo reciproco. Ovviamente, nel gioco intervengono o lo subiscono le imprese multinazionali e le stesse nazioni formalmente sovrane. Come è stato illustrato efficacemente da esperti indipendenti internazionali (vedi, fra tutti, Loretta Napoleoni Il Contagio" Rizzoli) lo strumento utilizzato per raggiungere questi risultati è costituito dalle agenzie e dalle organizzazioni internazionali, composte da 'tecnici' e da 'esperti', tutti cooptati e provenienti dalle società finanziarie, industriali, commerciali e via dicendo, specificatamente interessate al settore: l'economia mondiale è, dunque, gestita di fatto da istituzioni il cui management non è certamente stato scelto democraticamente, ma è delegato da soggetti, il cui personale dirigente è a sua volta cooptato in funzione degli interessi che rappresenta. I risultati storici sono chiari: la Russia di Eltsin, l'Argentina, il Brasile, l'Islanda sono precipitati in un baratro per essersi scrupolosamente attenuti alle prescrizioni della Banca Mondiale e delle altre organizzazioni internazionali e ne sono poi usciti solo disattendendo a tali prescrizioni, che, invece, ora, viene chiesto di attuare a soggetti deboli quali Italia, Grecia, Spagna: un paese in ginocchio è, in effetti, un luogo ideale per chi intende fare shopping a prezzi di saldo delle sue eccellenze; la Fiat ormai se ne è andata e vediamo chi verrà a prendersi gli altri PEZZI pregiati; a questo saccheggio, però, potranno essere interessate anche imprese dei paesi emergenti (oltre la Russia, Brasile, Indonesia, Cina, India, Australia, ecc.) movimentando finalmente la concorrenza.

Il principio proclamato e imposto (ai deboli) del pareggio del bilancio nazionale è disatteso proprio dalle nazioni più potenti, a cominciare dagli Stati Uniti, che vantano il più grande debito pubblico mondiale (finanziato soprattutto da Cina, Giappone e Paesi Arabi) e la stessa Germania si è affrettata a finanziare le proprie banche così come la Francia e l'Inghilterra.

In effetti, se uno Stato deve essere considerato come un'azienda, occorre ricordare che un'impresa alla quale sia vietato ricorrere al credito (obbligazioni o Banche) non avrebbe la possibilità non solo di investire e di aggiornarsi e progredire, ma neppure di sopravvivere alla concorrenza. Solo nazioni con scarsa popolazione possono ottenere uno stabile pareggio di Bilancio, che non ne pregiudichi l'efficienza e la capacità di progettazione (a condizione, sempre, che i cittadini paghino le tasse dovute o qualora dispongano di fonti alternative di redditi statali), così come solo aziende di nicchia possono sopravvivere esclusivamente con l'autofinanziamento.

Nella fase attuale, l'attacco è rivolto a beni comuni non ancora adeguatamente sfruttati, come per esempio sta avvenendo con l'applicazione di brevetti alle specie di prodotti agricoli: l'acqua è oggetto di attenzioni interessate di multinazionali, certamente non scoraggiatesi per la volontà popolare chiaramente manifestatasi, ma surrettiziamente favorite da provvedimenti governativi, presentati come di ordine 'tecnico'(cfr. Marco Manuti "Fuori i mercanti dall'acqua" Ed. M.C.).

Chi abbia la pazienza di consultare qualche recente annata di pubblicazioni, come il Calendario Geografico De Agostani, scoprirà che, negli ultimi lustri, i governi italiani si sono diligentemente dedicati a partecipare ad ogni tipo di aggressione nei confronti di paesi dei quali siamo tra i principali partner commerciali (Serbia, Irak, Iran, Tunisia, Libia Egitto, Siria etc.) provocandone - o tentando di provocarne - l'instabilità politica e, quindi, l'inaffidabilità commerciale.

Sembra quasi che l'Italia aspiri ad infilare il collo nel cappio offertole dal manigoldo; quale tirapiedi provvederà poi a fare in modo che il nodo scorsoio si stringa in maniera efficace e definitiva a. Non e ancora comparso all'orizzonte. purtroppo, l'arciere in grado di recidere la corda con una precisa frecciata.

La politica intesa a favorire l'incremento degli occupati e l'ingresso dei giovani al lavoro, inoltre, in forza delle sottili strategie sulla flessibilità escogitate dai lavoristi, ha ottenuto il risultato di aumentare la disoccupazione, soprattutto giovanile e di deprimere il valore reale dei salari, che forse costituiva il vero obbiettivo. Gli interessati a spartirsi le spoglie del nostro Paese sono molti (alcuni non stanno meglio di noi), ed è ora davvero impossibile salvare l'Italia e non solo lei.

Allo stato delle cose, le considerazioni di cui sopra comportano conclusioni molto preoccupanti sul piano politico e istituzionale. La delega ad organismi tecnici non elettivi, di decisioni determinanti non per una sola nazione ma per le condizioni complessive economico-sociali, planetarie e locali; e per le libertà individuali e collettive è strategica ed è destinata a sottrarre al controllo delle popolazioni interessate le scelte che loro competono in forza di trattati, convenzioni, principii fondamentali da tutti o quasi proclamati.

L'intero mondo (finanziario, industriale ed economico), a partire ovviamente, per il nostro Paese, dai 'poteri forti', ha stabilito che il sistema in generale dei partiti. essendosi, orinai da tempo, costituitosi come soggetto parassitario, rivolto a difendere prima di tutto i propri interessi corporativi (anziché svolgere le funzioni attribuitegli di 'comitato d'affari della borghesia') è diventato troppo costoso ed inefficiente e deve quindi essere sostituito da manager non condizionati da esigenze elettorali o da problemi di clientele proprie.

La 'congrega' ha fatto di tutto per favorire il discredito dei quale è oggetto e che finisce per coinvolgere le stesse istituzioni. Nella Cina di 50 anni fa, il Presidente Mao anticipò la contromossa alla formazione di una 'nuova classe' tesa al consolidamento dei propri privilegi con la rivoluzione culturale, che certamente ha avuto costi elevati, ma che ha evitato al Paese di finire nel pantano, consentendogli poi di raggiungere gli attuali risultati (obbiettivo questo - mancato dal '68 occidentale).

Naturalmente, la soluzione non potrà essere definitiva ed attendiamo di vedere come gli attuali dirigenti cinesi affronteranno il problema nelle sue attuali forme dato che le nuove classi tendono sempre a riformarsi. Ci preoccupa ora di più sapere in che modo il mondo occidentale affronterà la crisi del parlamentarismo, visti i disastrosi risultati delle soluzioni adottate nel corso del 'secolo breve'. C'è chi ottimisticamente ripone grande fiducia nel fatto che effettivamente la gente cominci man mano a rendersi consapevole della situazione e che spontaneamente nascano movimenti, quali gli 'indignados', in grado di mobilitarsi e rendersi visibili; ma non bastano certamente le azioni spontanee e non coordinate né munite di un chiaro progetto comune e della strategia per attuarlo, a contrastare chi della strategia e del progetto dispone, così come degli strumenti economici e repressivi per imporlo.

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