sabato 9 gennaio 2016

Cantare e portare la Croce - II parte

di Michele D'Elia

Cronaca di una battaglia manovrata

19 agosto. Giorno N (N = giorno di inizio dell'attacco)

17 agosto. Giorno N meno due, inizia l'intervento dell'artiglieria; lo stesso 17 il Comandante del XXIV stabilisce il proprio quartier generale sul Monte Kalì, che per posizione topografica favorevole, gli consente di osservare “tutto il terreno della battaglia del XXIV Corpo d’Armata e dei due Corpi d'Armata laterali, tra il Lom di Tolmino e il Vodice ... senza creare sopraccapi per chi ha la più grave di tutte le responsabilità qual è quella di condurre una brigata, un reggimento od un battaglione all'attacco”. (pag. 79)

17 agosto. Ore 14. Nostro tiro sui Comandi e sui' centri operativi...

Pomeriggio e sera. Ammassamento delle fanterie nei settori d'attacco.

18 agosto. Ore 6-40. Tutte le batterie aprono contemporaneamente il fuoco.

Divagazione politica. I1 tenente Ardengo Soffici, finito il bombardamento, è meravigliato da una singolare novità: la visita del ministro Bissolati al Comando di battaglione. “A mezzogiorno mentre eravamo tutti riuniti a mensa,... è capitato
Improvvisamente il Ministro Bissolati ... A desinar finito, il maggiore Casati si alza       e saluta e, ringrazia brevemente l'ospite a nome suo e nostro. Bissolati risponde... e le sue parole... commuovono".(3) I soldati si affollano intorno al ministro, ma non è visitando i Comandi all'ora della mensa che il Soldato possa sentirsi più amato e capito dai politici. Nota Soffici:---... Questo buon Bissolati è un vecchio. Come tutti i
suoi pari.... egli crede che le belle parole dell'eloquenza parlamentare... possono soddisfare della gente alla quale si domanda e ridomanda la vita... il soldato...Fa a quello che     ... Per una specie di pudore, detesta l'esibizione dei suoi atti... anche il caro amico di Casati e mio, Giovanni Amendola, che è capitano, è salito fra noi e per lo stesso fine che Bissolati; ma con quale altro spirito, incontro e successo”. Il capitano Botti riassume in un verso la maniera di farsi amare dal soldato. Pidocchi condividerne e fatiche".

Soffici, sempre il 18 agosto: “ L’ordine è venuto di partire domattina per l'avanzata. Ridiscenderemo nella valle del Rohot e di lì inizieremo l'attacco per la conquista della quota 652 del monte Kobilek". (pagg. 114-119)

18 agosto mattina. I Pontieri: “E noi getteremo i ponti".

Gittare i ponti sarà, insieme, fulcro e conclusione della manovra iniziale: o passiamo sulla riva opposta o l'attacco fallisce. Tutto dipende dai pontieri. Dell'operazione è incaricato il 4° battaglione pontieri,  5° 8° e 14° compagnia; a ciascuna è aggregata una compagnia ausiliaria. Gli uomini erano esperti barcaioli, le cui tradizioni e la cui tecnica risalivano almeno al 1500. Essi avevano già trasportato i pesanti barconi dalle mulattiere sino alla riva del fiume durante la notte e li avevano nascosti dietro le case diroccate negli scontri precedenti: ma avevano anche escogitata la tecnica per "... arrestare le mine galleggianti che il nemico poteva abbandonare alla deriva nel fiume a Tolmino ". (Caviglia pag. 73)

I barcaioli del Po, dell'Adige, del Ticino, dell'Adda, qualcuno dell'Arno, del Tevere e della Liguria, avrebbero anche potuto pensare di non farcela. E’ umano. Il Comandante del XXIV, intuitone lo stato d'animo, li incontra e dice loro: "Voi tutti siete barcaiuoli di padre in figlio da decine di generazioni. Duemila annifa i vostri avi più remoti erano barcaiuoli come voi, negli stessi luoghi dove siete nati, e Giulio Cesare li portò con sé nelle Gallie per gettare i ponti sul Reno. Poté così conquistare la Germania, e portarvi la civiltà latina.
E quando Napoleone, cent'anni or sono, passò il Danubio all'isola di Lodau, portò con sé i pontieri della Padana: erano quelli i vostri bisnonni. Nella storia sono questi i due passaggi di fiumi più memorabili, e furono i vostri avi che li prepararono gettando i ponti agli eserciti vincitori.

Non saprete voi gettare i ponti sull'Isonzo?

Io so cosa vi preoccupa. Voi vedete gli Austriaci a cinquanta a cento metri di distanza che sorvegliano il fiume, e vi pare impossibile che vi lascino gettare le barche in acqua, ancorarle, e compiere tutte le altre operazioni per le quali occorre almeno un'ora. Ma io ho buone batterie di bombarde e di cannoni e molte mitragliatrici, ed intanto che voi gettate i ponti, farò stare gli Austriaci con la testa bassa, nascosti, così che non oseranno neppure guardare quando voi getterete i ponti.
«E noi getteremo i ponti», essi risposero. (pag. 74)

Molte regioni, ma un solo popolo ed una sola lingua. (4) Questo è il Regio Esercito.

Ore 22. Inizia il gittamento dei ponti.

19 agosto, ore 2 del mattino. La 47° divisione conclude il gittamento dei ponti: A - sul Loga; - Aiba; C - Bodrez. Seguiranno D - Canale; E - Morsko; F - Anhovo.

Relazione ufficiale austriaca.

Il nemico vive così il veloce forzamento dell'Isonzo: “19 agosto. Grazie ad una preparazione molto accurata, gli italiani riuscirono a superare l'Isonzo, costituente un notevole ostacolo di fronte le posizioni dei difensori, e dopo, con relativa rapidità travolti i posti di guardia, produssero ben presto una situazione critica per la difesa ". (cit. in Paolo Antolini, http://memoriadibologna.it-battaglia dell'Isonzo). Il ponte A viene ceduto al XXVII Corpo.

19 agosto. Alba. Le brigate della 47° sono tutte sull'altra riva. (pag. 82)

Più difficile la situazione della 60° a sud, nel settore dì Anhovo: qui viene gettato solo il ponte F e costruite soltanto due passerelle. Obbiettivo: prendere quota 747. Caviglia è preoccupato dal sorgere del sole: perché il nemico avrebbe inquadrato i ponti.

Ore 4,30. Caviglia dal Monte Kalì sveglia il Comando dell'artiglieria, che intensifica il bombardamento e copre i battaglioni della 60°.

Prime ore del mattino. Situazione 1,  La 47° procede verso Fratta-Semmer, la 66° resta inchiodata sulla riva. Pomeriggio. La 47° raggiunge la cresta Fratta-Semmer, verso l'Ossoinka; manovra incompleta, perché manca l'altro braccio della tenaglia.

L'Artiglieria. In sintonia con i fanti piazza due sezioni da montagna della 47" sui costoni di Loga e Bodrez; e due batterie sul Fratta e sul Semmer. (pag. 83)

Situazione, 2. a) la 60° bloccata davanti all'abitato di Canale: b) le mitragliatrici nemiche, dalle rovine del centro abitato, impediscono il gittamento del nuovo ponte; e) la colonna centrale della 60°, due battaglioni del 257° reggimento di fanteria, attraversata la passerella n 2, ripara alla meglio sulla riva a sinistra, e resta isolata per la distruzione della passerella. (pag. 84). Così anche per il 2° battaglione, oltre la passerella n.° 3; e per gli altri due, che avevano superato il ponte di Plava. Anche la 3° divisione del Il Corpo è bloccata.

Rischio: essere ributtati in acqua.

Manovra. Per Caviglia unica via d'uscita è ... aggirare Canale ed attaccarlo a monte con due battaglioni di bersaglieri della l° brigata ". (pag. 84) Fara attua la manovra. La fantasia del fuori programma, in un combattimento statico, sorprende il nemico: non può contrattaccare dal monte per il tiro della nostra artiglieria né può utilizzare la propria, per non colpire le sue stesse truppe.

Prime ore della sera. Canale è presa. (pag. 85)

Schematismi. L'impiego delle truppe negli eserciti dell'epoca, specialmente sul fronte alpino, rispondeva a disegni rigidi, la vittoria arrideva, anche nei piccoli scontri, solo a chi manovrava la fanteria, spezzandoli. In grande scala questo avrebbero fatto gli austro-tedeschi a Caporetto.

Notte tra il 19 e il 20. Stallo. Vengono gettati i ponti D a Canale ed E a Morsko. Il fuoco di sbarramento impediva l'avanzata della 60° . Nondimeno, il 6° reggimento bersaglieri scendeva da Cambresco sulla sinistra dell'Isonzo, si collegava con il 262° fanteria, mentre il II era ancora bloccato dalla resistenza nemica.

Il XXVII Corpo è ancora in difficoltà, per questo il XXIV gli cede anche il ponte B.

Chi impedì a Caviglia di procedere da solo come aveva progettato?

Scrive il Generale: ”Si può affermare che nell'azione del XXIV - Corpo d'Armata si compendia la parte interessante di tutta la battaglia ed è bene di compendiarla cosi. Perciò la battaglia prese per noi il nome della Bainsizza, mentre i nostri nemici la chiamarono la II battaglia dell'Isonzo... Contribuì alla vittoria pure il XXVII Corpo d'Armata ( Vanzo fino al 22 agosto, poi Badoglio)...
Il II Corpo (Badoglio fino al 22 agosto poi Montuori) trasse profitto dalla caduta delle linee austriache – che esso invano attaccava di fronte – provocata dall'aggiramento operato dal
XXIV Corpo." (110) Caviglia non risparmia motivate critiche ai colleghi e nota che Cadorna proprio nella fase iniziale della battaglia, con decisioni repentine rimuove e. sostituisce o sposta da un Corpo d'Armata all'altro alcuni comandanti Questa specie di balletto, si svolge in piena battaglia e ne incrina gli effetti; si legga anche A. Gatti.`(5)
            
20 agosto. Mattina. Situazione poco allegra. Il XXIV è schierato a gradoni con la 47 sull'avvallamento del Vrh; la 60 a destra non riesce a passare i ponti di Canale e Morsko.
Per sciogliere il nodo, Caviglia segue un suo personale progetto, noto a Capello, così scandito: I. far pro      cedere la sinistra dello schieramento verso l'Ossoinca; 2. aggirare i'Osce drik: 3. prendere la conca del Vrh (monte) e da qui aggirare lo Jelenik e tutta la difesa austriaca. organizzata -
di fronte al Il Corpo d'Armata. (pag. 86-87)

20 agosto. Sera. Su e giù, giù e su

L'ala sinistra della 47° è isolata, ma la l' brigata bersaglieri raggiunge la conca del Vrh, tra i monti Semmer e Kuk; la sera stessa il 262° reggimento della brigata Elba raggiunge i ponti di Loga. La 60°, anche se con quasi 24 ore di ritardo, fa passare tre battaglioni a Canale, aggira Morsko e si attesta a 400-500 metri di altezza, ripulendo la riva sinistra dai nidi di mitragliatrici. Lo scatto successivo prevede l'avanzata dal fondo della Valle Judrio alla cresta. tra i fiumi Judrio e Isonzo e quindi la ridiscesa all'Isonzo e la risalita sulla linea Fratta-Semmer-Kuk-Jelenik.

Fine giornata.

Il XXVII Corpo progredisce poco; il II è bloccato; il XXIV deve ancora prendere quota 747, cioè il monte Jelenik, come insiste Badoglio.

Notte tra il 20 e 21 agosto. Anche il resto della 60° passa sulla sinistra dell'Isonzo, meno due battaglioni della brigata Tortona, ritirati perché decimati.

21 agosto. Ore 7,30. Questo è il quadro: la 47° sull'orlo della conca di Vrh, linee Semmer-Fratta, dispone della ° e 5° brigata bersaglieri, dei battaglioni alpini Tonale e Pasubio e della brigata Elba. La III Brigata Bersaglieri parte all'attacco e raggiunge quota 716. Contemporaneamente la I Brigata parte dal Semmer, attraversa la Conca di Vrh e si attesta sulle propaggini generali del monte.

Ore 14. Avanti - Fermi -Avanti ... La 60° avanza. Il 258° e un battaglione dei 257° brigata Tortona, occupano il Kuk, quota 711. Il 159° della Milano, procede verso lo Jenelik, quota 747. Né il 166° della 60° davanti a Lastivinsca né il II Corpo possono procedere, se il XXIV non avrà occupato lo Jenelik. Il nemico reagisce ostinato.

Sera. Finalmente a Cambresco arriva la brigata Grosseto, 237° e 238° autotrasportati, una rarità. Però anche queste truppe devono arrestarsi.

Notte. Passato l'Isonzo, i primi pezzi da campagna vengono trainati a braccia lungo la mulattiera Canale-Vrh. Il II Corpo è ancora bloccato e chiede insistentemente al XXIV di attaccare lo Jelenik a quota 747 a sud del monte. (pag. 92) Valle dell'Avscek: Capello ordina che il giorno 22 il XIV Corpo d'Armata venga incuneato tra il XXVI I e il XXI.


Mentre infuria la battaglia, a Torino, proprio il 21 agosto, scoppia la rivolta del pane, che finirà solo il 28 e causerà molti morti tra i cittadini e tra i soldati impiegati per sedare il moto.

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